Benvenuto in International ISC

Carrello

Offerta!

ROMA Congresso Attaccamento e Trauma 2020 – Relazioni, Coscienza e Sviluppo del Sè

420,00 300,00

IL CONGRESSO A CAUSA DELLA PANDEMIA DEL COVID-19 È STATO POSTICIPATO AL 11,12,13 DICEMBRE

SEDE ROMA: Auditorium Antonianum,  Viale Manzoni, Roma

DICEMBRE 11,12,13 2020

Prezzo Totale originario €420, scontato a causa della Pandemia Covid-19 a  €350

Quota Scontata €300 entro il 31/08; 

Studenti universitari e di scuole di specializzazione €250

 

Categoria:

Share this product

Descrizione

 

Tema della prossima edizione del congresso “Attaccamento e Trauma” sarà lo sviluppo del sé e della coscienza come costrutto relazionale. Le esperienze di sviluppo caratterizzate da accudimento e sintonizzazione insufficienti, o da abuso nella relazione con il caregiver possono determinare una frammentazione del sé nel suo senso di continuità e coerenza interna. La coscienza dell’essere umano si struttura all’interno di una dimensione intersoggettiva fatta di continue esperienze di rispecchiamento con l’altro. Il mancato rispecchiamento può determinare sintomatologie dissociative del sé che possono essere anche estremamente rigide, in presenza di traumi complessi. Gli interventi dei relatori approfondiranno la complessità degli aspetti legati allo sviluppo della coscienza anche tramite lo studio del cervello, come punto di partenza per una comprensione profonda dell’interazione umana, in una visione che superi la distinzione tra processi top-down e bottom-up, e che guardi alla dimensione sociale in una modalità integrata più complessa e più evoluta. Inoltre, verranno messi in luce le opportunità terapeutiche efficaci per strutturare un intervento integrativo tramite aspetti specifici della relazione terapeutica, come occasione di riparazione alla frammentazione del sé, in cui entrambi gli attori possono sperimentare un coinvolgimento protetto e non pericoloso. Verranno proposti metodi di intervento per il trattamento di traumi complessi e per prevenire gli effetti della trasmissione intergenerazionale del trauma. Sarà un’occasione per analizzare nuove prospettive di intervento, come la terapia di fronte allo specchio, o allargare il focus al livello della prosodia e dell’utilizzo della musica e della voce in psicoterapia come modalità di intervento in grado di attivare il sistema di coinvolgimento sociale del paziente.

 

RELATORI

 

Diana Fosha – Stati Uniti d’America

Diana Fosha, Ph.D. è l’ideatrice della AEDP (Accelerated Experiential-Dynamic Psychotherapy o Psicoterapia Dinamico-Esperienziale Accelerata), nonché la fondatrice e l’attuale direttrice dell’AEDP Institute, una scuola riconosciuta a livello internazionale, specializzata nella formazione dei terapeuti per mezzo di un approccio specifico al trattamento dei traumi da attaccamento, trasformativo e orientato alla guarigione. Nel corso degli ultimi vent’anni, Diana Fosha ha promosso attivamente una base scientifica per una terapia orientata alla guarigione e focalizzata sull’attaccamento, l’emozione e la trasformazione. Leader indiscussa nell’ambito degli studi trasformativi sul trattamento del trauma, il lavoro della Dott.ssa Fosha sui processi trasformativi di guarigione si focalizza sull’integrazione della ricerca scientifica sulla neuroplasticità, il riconoscimento e lo sviluppo diadico al lavoro clinico ed esperienziale con i pazienti. Oltre ad aver pubblicato numerosi articoli e ad aver scritto svariati capitoli di libri, Diana Fosha è autrice del libro “The transforming power of affect: A model for accelerated change” (Basic Books, 2000), la cui traduzione in italiano “Il potere trasformativo dell’emozione: un modello di cambiamento accelerato” è stata pubblicata da ISC Editore nel 2016. Inoltre, la Dott.ssa Fosha è stata senior editor – insieme a Daniel Siegel e Marion Solomon – del libro “The healing power of emotion: Affective neuroscience, development & clinical practice” (Norton, 2009), nonché co-autrice, insieme a Natasha Prenn, di “Supervision essentials for Accelerated Experiential Dynamic Psychotherapy” (APA, 2016). Definita dallo psicoanalista James Grotstein “un pugile professionista che si batte per l’intimità” e da David Malan “il Winnicott della psicoterapia   [dinamico-esperienziale accelerata]”, Diana Fosha è nota per il suo stile di scrittura potente, preciso, ma anche poetico ed evocativo. Alcune delle sue frasi, come “superare la solitudine”, “esistere nel cuore e nella mente dell’altro”, “il Vero Altro”, “esplicitare tutto ciò che è implicito e rendere esperienziale tutto ciò che è esplicito”, “andare oltre il rispecchiamento”, “rimani su questo e resta con me”, “rigore senza vergogna” e “auto-rivelazione giudiziosa”, catturano a pieno l’ethos della AEDP.

IL RUOLO DEL CORE SELF NEUROBIOLOGICO E DEL SUO FELT SENSE NEL TRATTAMENTO DEL TRAUMA E DELLA DISSOCIAZIONE

Diana Fosha, Ph.D., incentrerà la sua presentazione sul monitoraggio diadico, momento per momento, del felt sense – ossia la sensazione “sentita” – del Core Self neurobiologico nell’ambito del trattamento del trauma e della dissociazione. Attingendo alla ricerca sulla neuroplasticità, alle neuroscienze affettive, alla teoria dell’attaccamento, agli studi evolutivi relativi alle interazioni caregiver-neonato, nonché a quelli trasformativi, Diana ha sviluppato la AEDP, la cui pratica clinica è essenzialmente esperienziale, diadica e orientata alla guarigione. Questa presentazione vi mostrerà come utilizzare, in ambito clinico, l’importante costrutto del Core Self neurobiologico, introdotto da Jaak Panksepp e Antonio Damasio. Grazie all’utilizzo di filmati clinici, sarà illustrato con chiarezza il lavoro clinico, di natura esperienziale, condotto dal terapeuta ai margini superiori della finestra di tolleranza del paziente, finalizzato ad amplificarne le capacità relazionali, emotive, ricettive e affettive. L’intervento di Diana si focalizzerà principalmente sulle tecniche basate su affermazione e riconoscimento attraverso l’utilizzo del Sé affettivo del terapeuta. Il lavoro clinico illustrerà, inoltre, il monitoraggio momento per momento guidato dal concetto di Core Self neurobiologico formulato da Jaak Panksepp. In particolare, il manifestarsi del Core Self neurobiologico in un paziente con un disturbo da stress post-traumatico complesso sarà monitorato dal primo momento della prima seduta fino al termine del trattamento. La presentazione includerà videoregistrazioni cliniche.


 

Marco Iacoboni – Stati Uniti d’America

Marco Iacoboni, M.D., Ph.D., è un neurologo e neuroscienziato italiano laureatosi all’Università La Sapienza di Roma. Nel 1999, entrò a far par- te della David Geffen School of Medicine dell’Università della California (UCLA), dove attualmente insegna presso il Dipartimento di Psichiatria e Scienze comportamentali e dove dirige il Laboratorio di neuromodulazi- one all’Ahmanson-Lovelace Brain Mapping Center. Combinando brain imaging e tecniche non invasive di stimolazione cerebrale, studia i sistemi e meccanismi neurali che negli esseri umani sono alla base di integrazione senso-motoria, funzioni cognitive superiori e cognizione sociale. Il suo costante interesse per il ruolo del corpo nel plasmare la cognizione umana lo ha portato ad esplorare il ruolo del sistema dei neuroni specchio nell’imitazione, empatia e comunicazionesociale, in condizioni tanto fisiologiche quanto patologiche. È autore di Mirroring People, The Science of Empathy and How We Connect with Others (ed. it. I neuroni specchio. Come capia- mo ciò che fanno gli altri, B. Boringhieri), un’opera rivolta al pubblico generale e risultato di anni di ricerca sul sistema mirror negli esseri umani e sulle implicazioni di tale meccanismo cerebrale per la comprensione della natura umana.

L’INTERAZIONE TRA LA CONDIVISIONE DELL’ESPERIENZA VICARIA E LE ASPETTATIVE GENERA CONNESSIONE

Numerosi sistemi neurali che si attivano quando compiamo un’azione, avvertiamo una sensazione o proviamo un’emozione si attivano anche quando percepiamo le azioni, i sentimenti, le sensazioni o le emozioni degli altri. Questi sistemi rispecchiano il comportamento altrui come se fosse il nostro. L’attività presente in questi sistemi tende a essere correlata a predisposizioni empatiche, come se la condivisione dell’esperienza vicaria da essi facilitata generasse una sorta di “risonanza” tra il Sé e l’Altro. Tuttavia, la condivisione dell’esperienza vicaria può anche favorire la nostra capacità di prevedere il comportamento altrui, nonché incidere sulle nostre aspettative riguardo alle scelte degli altri, il che rappresenta una funzione sociale piuttosto adattiva. Durante alcuni recenti esperimenti che prevedevano l’utilizzo dell’imaging cerebrale e della stimolazione del cervello, abbiamo iniziato ad analizzare l’interazione tra la condivisione dell’esperienza vicaria bottom-up e le aspettative top-down a livello di sistemi e reti neurali, nonché gli effetti della modulazione dell’attività presente in questi sistemi sul processo decisionale comportamentale. Nonostante questa branca di studi sia soltanto all’inizio, sembra già suggerire che i flussi di elaborazione fortemente interconnessi tra la nostra percezione degli altri e le aspettative che abbiamo nei loro confronti potrebbero svolgere un ruolo di cruciale importanza per la connessione tra gli esseri umani.


Orit Badouk Epstein – Regno Unito

Orit Badouk Epstein è una psicoterapeuta psicoanalitica con orientamento alla teoria dell’attaccamento iscritta all’Albo degli psicologi britannico UKCP; è inoltre terapeuta e supervisore in programmi di formazione. Si è formata al Bowlby Centre di Londra, dove è attualmente redattrice della rivista Attachment: New Directions in Psychotherapy and Relational Psychoanalysis. Insegna Teoria dell’attaccamento ed è a capo del gruppo di pianificazione che organizza la conferenza internazionale del John Bowlby

Memorial. Specializzata nella Teoria dell’attaccamento e nel trauma psico- logico, scrive e presenta regolarmente articoli scientifici e capitoli di libri su questi temi. Ha uno studio privato in cui fornisce terapia individuale, per coppie e per genitori utilizzando un approccio relazionale. È particolarmente interessata al trattamento di soggetti che sono stati vittime di abusi e traumi estremi e che hanno mostrato sintomi dissociativi. È co-autrice di Ritual Abuse and Mind Control: The Manipulation of Attachment Needs (Karnac Books), co-editor del volume Terror within and without e autrice del capitolo “Trauma work via the Lens of Attachment Theory: Gaslight – Reality distortion by Familiar Attachment Figures” in Approaches to Psychic Trauma (Ed. B. Hupperz). È inoltre co-redattrice della newsletter della European Society for Trauma and Dissociation (ESTD), alla quale contribuisce regolarmente con articoli e recensioni di film.

IL SÉ “SCONNESSO”. DALLA RICERCA DELLA PROSSIMITÀ ALLA RICERCA DI UNA RELAZIONE: VERSO L’UNITÀ E LA COERENZA. IL TRATTAMENTO DI UNA CLIENTE CON TRAUMA COMPLESSO SECONDO LA PROSPETTIVA DELL’ATTACCAMENTO

Mary Main e Judith Solomon (1986) furono le prime a identificare la paura di fronte ai bisogni di attaccamento e a descriverla come stile di attaccamento disorganizzato (D). Grazie alle scoperte scientifiche, possiamo guardare in modo nuovo al comportamento umano che molti dei nostri clienti traumatizzati manifestano. I bisogni di protezione e di autonomia dei bambini sono universali e sono stati al centro delle teorie delle relazioni oggettuali e dell’attaccamento. Ed è lì che connessione reciproca e senso del Sé svi- luppato sono maggiormente implicati. Nel corso dell’intervento tratteremo il caso di una cliente vittima di abusi prolungati che causarono la colonizzazione del suo corpo e della sua mente e la frammentazione del Sé. L’attaccamento verso colei che la accudiva/ impauriva (“scaregiver”, Badouk Epstein, 2015) venne definito “non classificabile” e a lei fu diagnosticato il Disturbo dissociativo dell’identità (DDI). L’ideazione suicidaria, l’autole- sionismo, i disturbi dell’alimentazione e la dipendenza sessuale che la cliente presenta- va regolarmente erano manifestazioni del suo pianto di attaccamento, una reazione al ridimensionamento del Sé. Il viaggio relazionale che abbiamo intrapreso ha permesso gradualmente alla cliente di migliorare il proprio funzionamento e la capacità di autorego- lazione, permettendole così di sviluppare lentamente la coerenza necessaria per l’eman- cipazione del suo corpo e della sua mente imprigionati.


Ellert Nijejhuis – Paesi Bassi

Ellert R.S. Nijenhuis, Ph.D., è uno psicologo, psicoterapeuta e ricercatore che, per oltre trent’anni, si è occupato della diagnosi e del trattamento di pazienti gravemente traumatizzati. I principali ambiti su cui scrive e tiene svariate presentazioni sono la dissociazione trauma correlata e i distur- bi dissociativi. Il Dott. Nijenhuis ha avviato uno studio bio-psicologico dei disturbi dissociativi complessi, di cui continua ad occuparsi. Inoltre, lavora come consulente presso Clienia Littenheid, in Svizzera. Le sue pubblicazi- oni teoriche, scientifiche e cliniche comprendono: “La Dissociazione Somatoforme” (edito da Astrolabio Ubaldini); “Fantasmi nel sé. Trauma e trattamento della dissociazi- one strutturale” (edito da Raffaello Cortina Editore), di cui è co-autore insieme a Onno van der Hart e Kathy Steele. I primi due volumi della recente trilogia “The Trinity of Trauma: Ignorance, Fragility, and Control” sono stati pubblicati nel 2015, mentre il terzo volume “Enactive Trauma Treatment” è stato pubblicato nell’aprile del 2017. La Società Internazionale per lo Studio del Trauma e della Dissociazione ha conferito al Dott. Nijenhuis numerosi riconoscimenti, tra cui il Lifetime Achieve- ment Award. Sito web: www.enijenhuis.nl (l’iscrizione al sito è gratuita; una volta iscritti, è possibile accedere ad articoli scientifici e clinici sulla traumatizzazione cronica e la dissociazione).

ENACTIVE TRAUMA THERAPY: DALL’IMPETO ALL’AZIONE, DALLA SOFFERENZA ALLA GIOIA

La Enactive Trauma Therapy è direttamente influenzata dal cosiddetto “enactive ap- proach”, presente in ambito filosofico, psicologico e biologico. Secondo questo ap- proccio, i soggetti traumatizzati, come chiunque altro: 1. sono dei sistemi organismo umano-ambiente, finalizzati al raggiungimento di un obiettivo, che puntano a preservare la propria esistenza e lottano per riuscirci; 2. sono essenzialmente inseriti e integrati all’interno del proprio ambiente; 3. sono sistemi affettivi primari, orientati all’attribuzione di un senso alle cose; 4. creano, mettono in atto (enact) un Sé e un mondo mentali e fenomenici, nonché un Sé-che- fa-parte-di-questo-mondo; 5. acquisiscono conos- cenze principalmente attraverso le loro azioni sensomotorie, orientate al raggiungimen- to di un obiettivo e aventi una connotazione affettiva. Da questa prospettiva, il trauma viene concepito come una ferita che viene inferta quando gli individui subiscono eventi dannosi più di quanto riescono ad agire, a essere padroni di loro stessi. Tale ferita rap-presenta l’esistenza di dinamiche inerenti a desideri e sforzi conflittuali, tra cui quelli di attaccamento, difesa e autodeterminazione. Nei disturbi dissociativi, queste dinamiche si trasformano in diversi sottosistemi dissociativi consapevoli e auto-consapevoli, che creano il proprio Sé e il proprio mondo. La Enactive Trauma Therapy tenta di risolvere questi conflitti. Si basa su una concezione del paziente e del terapeuta come due sistemi organismo-ambiente che co-creano un mondo comune e che desiderano e lottano per raggiungere risultati comuni. Insieme, paziente e terapeuta danno vita a nuove azioni e significati. La loro collaborazione e il loro modo di comunicare somigliano a una danza: devono trovare il giusto ritmo, sintonizzarsi, tenere il tempo, essere sensibili all’equilibrio e al movimento; devono avere coraggio, nonché la capacità e la volontà di seguire e condurre l’altro. La Enactive Trauma Therapy permette agli individui di non restare più in balia dei propri impeti (subire azioni dall’esterno) e con la sofferenza che ciò comporta, ma di agire e poter così sperimentare gioia


Fabio Veglia – Italia

Fabio Veglia, psicologo, psicoterapeuta è professore ordinario di Psicologia Clinica presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino.
Dirige le Scuole di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva del Centro Clinico Crocetta, sedi di Torino, Genova e Vercelli, e di MIND, sede di No- vara, ed è coordinatore scientifico del Servizio Disabilità e Sessualità della Divisione Servizi Socio Assistenziali della Città di Torino. Da più di trent’anni opera nel campo della ricerca e della formazione. E’ autore di numerose pubblicazioni scientifiche, tra le quali Handicap e sessualità: il silenzio, la voce, la carezza per Franco Angeli e Storie di vita: narrazione e cura in psicoterapia cognitiva per Bollati Boringhieri. Per le Edizioni Erikson ha pubbli- cato: Manuale di educazione sessuale, 2 volumi, con Rossella Pellegrini C’era una volta la prima volta e con Ciro Ruggerini, Sumire Manzotti e Giampiero Griffo Narrazione e disabilità intellettiva.

TRAUMI SEMANTICI DELL’ATTACCAMENTO E COSTRUZIONE NARRATIVA DEL SÉ

Una grave disregolazione dei sistemi di difesa arcaici, caratterizzata dalla cronica atti- vazione dei meccanismi di allarme, può essere generata dalla simultanea attivazione dei sistemi motivazionali interpersonali (SMI) dell’accudimento, del rango e della sessualità sociale da parte di figure di attaccamento percepite dal bambino come sorgente di per- icolo e minaccia invece che di sicurezza e di benessere relazionale.

Tali esperienze interpersonali traumatiche, sovente precoci nella storia di sviluppo, pos- sono essere integrate solo parzialmente nel sistema corpo/sentimenti/memoria/coscienza e generano gravi interferenze con l’organizzazione dell’attaccamento, con la strutturazione dei modelli operativi interni, con la maturazione dei meccanismi di regolazione delle risposte emotive e con l’acquisizione delle competenze metacognitive.

Il cervello costretto ad operare in condizioni così estreme manifesta sovente patologie dissociative e costruisce strategie controlling per gestire le relazioni interpersonali attra- verso un uso compulsivo e improprio dell’accudimento, del rango e della sessualità. Nel medesimo tempo, appena superata la fase acuta di troncoencefalizzazione delle risposte neurovegetative e comportamentali (attacco, fuga, freezing, fanting) la compo-nente autobiografica della coscienza è biologicamente spinta a costruire un senso e un significato anche per le esperienze frammentate, confuse e angoscianti connesse alle memorie traumatiche e non può fare a meno di generare intorno ad esse e alle strategie controllanti una parte della narrazione dalla quale emerge e prende forma l’dea di Sé.

In questo modo il trauma relazionale complesso assume le caratteristiche del trauma semantico che caratterizza l’identità personale e diventa ontologicamente connotativo del Sé attraverso l’uso di assunti radicali e inconfutabili su alcune proprietà essenziali dell’individuo. Il tentativo di generare una narrativa personale coesa, coerente e continuativa viene paralizzato, disorganizzato sintatticamente, svuotato di contenuti coerenti, compartimentato, reso impotente e caotico nell’atto di generare accordi tra le parti di sé. La non amabilità, l’assenza di valore personale, il senso di impotenza, il pervasivo sentimento di vergogna, il senso di vuoto, l’inconsistenza dell’essere se stessi, la mancanza di libertà interiore diventano i nuclei semantici prevalenti intorno ai quali si sviluppa la narrazione della propria storia relazionale traumatizzata. Tali nuclei semantici drammaticamente sofferenti e le parti dissociate del Sé che li portano in scena creano continue, pericolose occasioni di ritraumatizzazione e attivano meccanismi ricorsivi di disregolazione emotiva, di dissociazione della coscienza, di riemergenza improvvisa di frammenti delle memorie traumatiche.In numerosi casi, dunque, non si può limitare il piano di cura alla regolazione dei meccanismi somatici, relazionali, emozionali e metacognitivi disfunzionali né alla sola riattivazione dei meccanismi autoriparativi del cervello. Successivamente alla stabilizzazione del paziente e al consolidamento dell’alleanza terapeutica, è sovente necessario includere nella terapia dei traumi dell’attaccamento un trattamento narrativo volto al lavoro con le parti, fortemente connotato sul versante semantico, condotto anche attraverso vie d’accesso relazionali e sensomotorie.

Bibliografia
Damasio A., Lo strano ordine delle cose, Adelphi, Milano, 2018.
Di Fini G and Veglia F (2019) Life Themes and Attachment System in the Narrative Self-Construc- tion: Direct and Indirect Indicators. In “Front. Psychol”,10:1393. doi: 10.3389/fpsyg. 2019.01393 Liotti G., Farina B., Sviluppi traumatici: eziopatogenesi, clinica e terapia della dimensione dissoci- ativa, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2011.
Panksepp J., Biven L., Archeologia della mente, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014.
Porges S. W., La teoria polivagale. Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2014
Veglia F., Di Fini G. (2017). Life Themes and Interpersonal Motivational Systems in the Narrative Self-construction. in “Frontiers in psychology”, 8, pp. 1897, 2017


Antonino Carcione – Italia

Antonino Carcione. Psichiatra e psicoterapeuta, è fondatore e direttore scientifico del III Centro di Psicoterapia Cognitiva di Roma. È didatta delle Scuole di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva APC, SPC e SICC, docente presso diverse scuole di psicoterapia cognitiva ed è Past- President della Società Italiana Terapia Comportamentale e Cognitiva (SITCC), di cui è didatta e Vice-Presdiente SPR-Italy Group. Ha pubblicato con Semerari Il Narcisismo e i suoi disturbi. La terapia metacognitiva interpersonale per il Disturbo Narcisistico di Personalità (Erickson) e insieme a Dimaggio, Semerari, Nicolò e Procacci Psychotherapy of Personality Disorders (Routledge). Ha anche curato con Nicolò e Procacci il Manuale di Terapia Cognitiva delle Psicosi (Franco Angeli) e con Nicolò e Semerari Curare casi complessi. La terapia metacognitiva interpersonale dei disturbi di personalità (Laterza). Per i tipi della Laterza è co-autore del libro I disturbi di Personalità Modelli e Trattamento curato da Dimaggio e Semerari. È autore e co-autore di numerosi articoli scientifici pubblicati su riviste nazionali e internazionali e capitoli di volumi sui disturbi di personalità, sulle psicosi e sulla metacognizione in particolare.

RELAZIONI INTERPERSONALI E METACOGNIZIONE NEI DISTURBI DI PERSONALITÀ: BASTA UNA DIAGNOSI PER IMPOSTARE IL TRATTAMENTO?

Carcione Antonino – Terzo Centro di Psicoterapia Cognitiva – Scuola Italiana di Cognitivismo Clinico (SICC), Roma

Il DSM 5, nel suo Modello Alternativo per la Diagnosi di Disturbo di Personalità (AMDP), sottolinea il ruolo chiave svolto dalla capacità di riflettere e ragionare sui propri e altrui stati mentali (metacognizione) nel funzionamento della personalità. La compromissione di tali abilità ha delle ricadute sullo sviluppo del Sé e sulle relazioni interpersonali, che costituiscono le variabili principali per formulare la diagnosi di Disturbo di Personalità (DP). D’altro canto le abilità riflessive si sviluppano grazie alle esperienze precoci con le figure parentali e vari autori, tra cui Bateman, Fonagy e Chiesa, hanno evidenziato come storie evolutive traumatiche possano comprometterne lo sviluppo predisponendo ad un disturbo di personalità e compromettendo le relazioni future. Diversi autori concordano sul fatto che i pazienti con DP possono rispondere bene al trattamento se la psicoterapia si focalizza sul nucleo centrale della patologia della personalità e uno di questi, secondo crescenti dati empirici, sembra proprio essere il funzionamento metacognitivo.Un problema nel trattamento è che sempre più spesso, nella pratica clinica, ci si trova di fronte a pazienti che soddisfano i criteri nosografici di più disturbi di personalità, spesso associati a storie traumatiche che determinano sintomi e malfunzionamento relazionale. La mancanza di un adeguato modello da seguire per la concettualizzazione del caso rende la terapia più problematica e meno efficace e crea difficoltà ai terapeuti nello stabilire la gerarchia di rilevanza dei problemi e pianificare, di conseguenza e coerentemente, l’intervento. Allora, abbiamo bisogno di un modello di concettualizzazione che comprenda non solo i sintomi e la diagnosi categoriale, ma le diverse variabili psicopatologiche che contribuiscono al mantenimento del disturbo stesso. Considerando le difficoltà nellametacognizione un fattore generale sottostante a tutti i DP, verrà descritta l’impostazione dell’intervento secondo i principi della Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI), un intervento strutturato e manualizzato per i DP, sviluppato presso il Terzo Centro di Psicoterapia Cognitiva di Roma. La TMI integra in modo coerente, con un chiaro focus sul miglioramento delle abilità metacognitive, le diverse tecniche esistenti, mantenendo un’attenzione costante sulla regolazione della relazione terapeutica e dell’alleanza per favorire la riduzione della sofferenza soggettiva e delle difficoltà relazionali.


Bruce Ecker – Stati Uniti d’America

Bruce Ecker, LMFT, è co-ideatore della Coherence Therapy, condiret- tore e cofondatore del Coherence Psychology Institute e coautore di Un- locking the Emotional Brain: Eliminating Symptoms at Their Roots Using Memory Reconsolidation (ed. it., Sbloccare il cervello emotivo, Franco Angeli, 2018), Coherence Therapy Practice Manual and Training Guide e del volume Depth Oriented Brief Therapy: How To Be Brief When You Were Trained To Be Deep and Vice Versa. La sua carriera clinica è principalmente dedicata a spiegare in che modo avviene il cambiamento trasformativo in terapia, contribuendo poi con vari concetti e metodi innovativi nell’ambito della Psicoterapia esperienziale. Dal 2006 si è impegnato in ambito clinico per il riconoscimento del riconsolidamento mnesico come processo centrale nel cambiamento trasformativo, traducendo poi in applicazione clinica tale risultato della ricerca neuroscientifica, con il fine di promuovere il progresso dell’efficacia terapeutica e l’unificazione della psicoterapia. Vive a New York.

IL TRAUMA COMPLESSO (DELL’ATTACCAMENTO) INCONTRA IL RICONSOLIDAMENTO DELLA MEMORIA: FACILITARE IL PROCESSO NEURALE DI DISAPPRENDIMENTO PER DAR VITA A UN CAMBIAMENTO TRASFORMATIVO

Nel corso dell’intervento, si potranno osservare video di sedute terapeutiche che mostrano come gli apprendimenti emotivi derivati da un grave trauma dell’attaccamento possono essere profondamente disappresi tramite il riconsolidamento della memoria, con la cancellazione com- pleta sia dei sintomi post-traumatici estremi sia della riattivazione dei ricordi traumatici che ne sta alla base – un cambiamento trasformativo. Il riconsolidamento mnesico è un processo cerebrale innato che consiste nella correzione diret- ta, a livello di codifica neurale, degli apprendimenti esistenti. Da due decenni, i neuroscienziati stanno indagando sul suo funzionamento. Si tratta di un processo di cambiamento neurologico guidato dall’esperienza. Dal 2006 Bruce Ecker è impegnato principalmente a tradurre in meto- dologia terapeutica questi risultati della ricerca. I partecipanti acquisiranno una mappa chiara delle fasi del processo necessarie per indurre il riconsolidamento e il cambiamento trasformativo a livello cerebrale, e anche una vivida dimo- strazione delle stesse fasi applicate a casi di grave trauma complesso all’interno delle relazioni di attaccamento. Emergeranno con evidenza sia la profondità emotiva sia la qualità empatica dell’intervento di facilitazione. Inoltre, si chiarirà la differenza fondamentale tra cambiamento tra- sformativo, che elimina l’esistenza stessa dell’apprendimento target e la possibilità di un suo ri- emergere, e il cambiamento contro-attivo, con cui si sviluppano risorse positive che competono con l’apprendimento target ma senza effettivamente sostituirsi a esso e consentendo, dunque, eventuali ricadute. La metodologia terapeutica del riconsolidamento si basa interamente su una conoscenza em- pirica, trans teoretica, del processo neurale del disapprendimento. I passi principali sono definiti in termini di esperienze interne, non di procedure esterne, in modo che i terapeuti siano liberi di utilizzare qualsiasi tecnica esperienziale adatta a facilitare il processo. Tali passi sono ad esempio stati rilevati in casi clinici pubblicati di cambiamento trasformativo in cui erano stati impiegati diver- si sistemi psicoterapeutici, il che suggerisce che si possa trattare di fattori universali comuni che possono fungere da cornice per l’integrazione delle psicoterapie. Questo processo rappresenta una conferma significativa e un perfezionamento del paradigma delle esperienze correttive, e una seria sfida alla teoria dei fattori comuni non-specifici.


Daniel Brown – Stati Uniti d’America

Daniel Brown, Ph.D è cofondatore dell’Attachment Project. Inoltre,
è Direttore del Center for Integrative Psychotherapy
di Newton (Massachusetts) e Professore clinico associato di Psicologia presso il Beth Israel Deaconess Medical Center (BIDMC) affiliato alla Harvard Medical School, università in cui insegna da trentotto anni e dove attualmente tiene due corsi: uno per promuovere l’eccellenza nella prestazione, rivolto a medici di medicina generale e chirurghi, giudici e dirigenti aziendali, e l’altro incentrato sulla valutazione e il trattamento dei disturbi dell’attaccamento.È autore di 24 volumi, tra cui: Hypnotherapy and Hypnoanalysis (con Erika Fromm); Human Feelings, in cui tratta dello sviluppo affettivo; Memory, Trauma Treatment, and the Law, in cui affronta il tema della memoria relativa a traumi e abusi e che ha ricevuto 7 riconoscimenti; Attachment Disturbances in Adults (con David Elliott), un manuale sulla valutazione e il trattamento dei disturbi dell’attaccamento. Ha inoltre offerto la sua consulenza tecnica in tribunale per diversi casi di traumi e abusi a danno di minori, collaborando ad esempio con il Tribunale internazionale dei crimini di guerra per stabilire un livello della prova affidabile per le testimonianze di vittime di atrocità, e poi in 70 casi di abusi in ambitonecclesiastico.

DISTURBI DELL’ATTACCAMENTO, TRAUMA COMPLESSO E IL SÉ: VALUTAZIONE E TRATTAMENTO

Esistono tre pattern di attaccamento insicuro. Negli adulti, questi sono definiti attaccamento dis- tanziante, ansioso-preoccupato e disorganizzato. Ognuno di essi è connesso a uno specifico modello operativo interno e stato della mente correlati all’attaccamento. Ciascuno è poi asso- ciato a un particolare senso del Sé: il Sé pseudo-indipendente nell’attaccamento distanziante; il Sé inibito nell’attaccamento preoccupato; il Sé dissociato nel pattern disorganizzato. Nello studio che abbiamo condotto in un orfanotrofio, abbiamo scoperto che ciò che è comune-mente definito trauma complesso è meglio compreso in termini di attaccamento disorganizzato precoce aggravato da abusi fisici e/o sessuali durante la tarda infanzia. Questa prospettiva richiede un cambiamento sostanziale del tradizionale trattamento a più fasi del trauma (POTT, phase-oriented trauma treatment): infatti, l’uso del POTT in soggetti con trauma complesso porta spesso, nel corso dell’elaborazione del trauma, a una coerenza e organizzazione mentale significativamente ridotte nei soggetti, ma questi rispondono molto meglio al trattamento sesi interviene sull’attaccamento disorganizzato prima di procedere all’elaborazione del trauma. Nel corso della presentazione si introdurrà un modello di trattamento efficace per i disturbi dell’attaccamento negli adulti, denominato “approccio dei tre pilastri” e così articolato: 1. uso ripetuto di immaginarie figure genitoriali ideali per ridefinire il modello operativo interno dell’attac- camento; 2. promozione di un comportamento collaborativo, verbale e non verbale, in terapia; 3. sviluppo di molteplici abilità metacognitive di livello post-formale. Inoltre, si esamineranno le caratteristiche peculiari del modello dei tre pilastri applicato a ciascuno dei tre tipi prototipici didisturbo dell’attaccamento negli adulti: un trattamento unico per ognuno dei tre pattern distan- ziante, preoccupato e disorganizzato.


Liz Mullinar – Australia

Liz Mullinar è la promotrice della Fondazione Heal for Life (HFL). I centri HFL di Australia, Regno Unito e Filippine hanno aiutato oltre 8.500 tra adulti e bambini a guarire dal loro trauma infantile grazie alla partecipazione a un programma residenziale di una settimana con accesso agevolato. Il programma si è guadagnato la reputazione di intervento efficace e unico nel favorire il recupero di persone affette da malattie psichiche gravi e persistenti e con storie di traumi e abusi. Oltre il 69% dei partecipanti sperimenta una riduzione dei sintomi psichiatrici che si mantiene per oltre sei mesi, e oltre il 90% considera la partecipazione al programma come un evento che ha cambiato la propria vita o comunque molto positivo. A metà degli anni Novanta, Liz, una sopravvissuta a traumi infantili, ha elaborato il modello Heal for Life in collaborazione con professionisti della salute anch’essi sopravvissuti a un trauma, con il fine di sviluppare un metodo permanente di guarigione dagli effetti del trauma infantile facendo ricorso alla conoscenza unica derivata dal loro stesso viaggio di guarigione. Attraverso il suo lavoro con la Fondazione e la sua esperienza vissuta, Liz è leader riconosciuta nel campo della cosiddetta Guarigione informata sul trauma (TIH, Trauma Informed Healing). È autrice di due volumi, Breaking The Silence e The Liz Mullinar Story (entrambi editi da Hodder Headline); il suo ultimo libro Heal for Life illustra nel dettaglio le basi su cui poggia il modello HFL e offre strategiepratiche apprese dal suo viaggio personale di guarigione e supportate da oltre vent’anni di lavoro con sopravvissuti a un trauma. Liz concentra il suo tempo a formare e supervisionare terapeuti che utilizzano il modello HFL nella pratica clinica privata, a condurre la TIH all’interno di organizzazioni e a formare équipe che conducano il programma in altre nazioni. Sta inoltre lavorando con comunità indigene remote della regione del Kimberley (Australia occidentale) per aiutarle a creare dei gruppi cui insegnare poi a condurre il programma HFL all’interno delle stesse comunità. Per l’importante lavoro che sta svolgendo nel trasformare la vita di persone che sono state gravemente debilitate da eventi traumatici, Liz ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui l’Order of Australia e, nel 2000, il premio inaugurale come Australian Humanitarian of the Year.

COME MIGLIORARE IL RAPPORTO CON IL SÉ E CON GLI ALTRI PORTANDO ALLA CONSAPEVOLEZZA I TRAUMI IRRISOLTI E UTILIZZANDO STRATEGIE PRATICHE DI EFFICACIA DIMOSTRATA CON CUI CREARE UN AMBIENTE SICURO E POTENZIANTE CHE CONSENTA UNA GUARIGIONE PERMANENTE

Il problema maggiore dei sopravvissuti a un trauma infantile è l’incapacità di riconosce- re i fattori scatenanti (trigger) derivati dall’esperienza traumatica e il non sapere come rilasciarli per poter deattivare la risposta di attacco, fuga o congelamento. Dalle neuro- scienze sappiamo che si tratta di una risposta automatica che per i sopravvissuti a un trauma è anche una delle più importanti cause di problemi comportamentali ed emotivi. Gli esperti del settore affermano che la guarigione deve provenire dall’emisfero dominante destro, dal Sé inconscio. Il modello HFL ha successo perché accede in sicurezza al Sé inconscio per liberare le emozioni soppresse all’epoca dell’evento traumatico. Il rilascio del trauma rende i clienti in grado di sviluppare un nuovo Sé, libero dai vincoli del trauma. Il modello riconosce l’importanza che siano gli stessi clienti a guidare e controllare tutti i processi del trattamento. Il modello è unico in quanto sviluppato da sopravvissuti a un trauma, che vi hanno integrato le scoperte delle neuroscienze e la loro conoscenza interiore ed esperienza personale. Negli oltre vent’anni che è stato offerto, è stato perfezionato inglobando le esperienze e i riscontri di altri sopravvissuti a traumi infantili. Il modello HFL rende i parte- cipanti in grado di riconoscere che possiedono le conoscenze e la capacità per guarire, e promuove autonomia e auto-efficacia. Inoltre, li rende capaci di osservare con una nuova coscienza il rapporto che hanno con sé stessi e con gli altri. I partecipanti sono poi supportati da terapeuti che hanno vissuto in prima persona lo stesso processo diguarigione: si tratta di persone altamente preparate e supervisionate per fornire psicoe- ducazione e supporto terapeutico. Nel corso della presentazione, pratica ed esperienziale, una sopravvissuta offrirà la sua prospettiva su un trattamento efficace del trauma complesso, includendo un video di presentazione con cui rafforzare questo programma – centrato sul cliente e sviluppato da pari – per il suo utilizzo nella professione privata. In questo modo, i partecipanti al Congresso potranno ampliare le modalità terapeutiche e supportare così con maggior efficacia e sicurezza i clienti vittime di traumi infantili nel loro viaggio verso la guarigione.


Ruth Lanius – Canada

Ruth Lanius, MD, Ph.D., è docente di Psichiatria e direttrice del cen- tro di ricerca sul Disturbo da stress post-traumatico (DSPT) presso la University of Western Ontario. È stata la fondatrice di due servi- zi sullo stress traumatico, specializzati nella ricerca e nel trattamento del DSPT e dei disturbi ad esso associati. È titolare della cattedra Harris-Woodman di Medicina mente-corpo presso la Schulich School of Medicine and Dentistry della University of Western Ontario. I suoi interessi di ricerca vertono sulla neurobiologia del DSPT e sullo studio degli esiti del trattamento, realizzato mediante l’analisi di metodi farmacologici e psicoterapeutici diversi. Ha pubblicato oltre 150 articoli e capitoli di libri sullo stress traumatico ed è attualmente beneficiaria di vari finanziamenti federali. Inoltre, tiene reg- olarmente conferenze sul DSPT a livello nazionale e internazionale. Di recente, ha pubblicato il suo ultimo libro Healing the traumatized self: consciousness, neuroscience, treatment (tr. it., La cura del Sé traumatizzato, Fioriti Editore, 2017), di cui è coautrice insieme a Paul Frewen.

LA CURA DEL SÉ TRAUMATIZZATO: COME GESTIRE SITUAZIONI CLINICHE COMPLESSE NEL TRATTAMENTO DEL TRAUMA.

Nel corso dell’intervento parleremo delle situazioni cliniche complesse che si presentano regolarmente nel trattamento del trauma. Si discuterà degli interventi terapeutici integrativi finalizzati al ripristino del Sé attraverso la risoluzione dei sintomi principali, che includono: flashback dissociativi, immobilità tonica, allucinazioni uditive (“sentire le voci”) associate al fenomeno dissociativo, esperienze extra-corporee, frammentazione del Sé, auto-mutilazione, disregolazione affettiva (stati emotivi ad elevata intensità, intolleranza agli stati affettivi positivi, ottundimento emotivo). Inoltre, si illustreranno gli approcci terapeutici incentrati sul ristabilimento del funzionamento interpersonale e sulla prevenzione della trasmissione intergenerazionale del trauma. Nel corso dell’intervento, si ricorrerà a esempi di casi clinici e si discuterà delle strategie di trattamento basate sulla neurobiologia. Esploreremo anche i recenti progressi della ricerca, in particolare nell’ambito della neurobiologia dello stress traumatico e del suo trattamento.


Alessandro Carmelita – Italia

Psicologo Psicoterapeuta, si è formato con alcuni tra i massimi Esperti nell’ambito della Psicoterapia e della Neurobiologia Interpersonale. Ha creato la Mindful Interbeing Mirror Therapy e insieme a Marina Cirio l’ha sviluppata.Viaggia in numerosi paesi per diffondere questo nuovo rivoluzionario approccio.

Marina Cirio – Italia

Psicologa, psicoterapeuta, ha arricchito la sua formazione con i recenti contributi in campo psicoterapeutico e delle neuroscienze. Ha sviluppa- to con Alessandro Carmelita l’approccio Mindful Interbeing Mirror Ther- apy, approfondendo gli aspetti clinici e di ricerca nell’intervento con di- verse tipologie di pazienti. Utilizza questo approccio innovativo da anni, e partecipa alla formazione di nuovi terapeuti che possano comprendere questo nuovo modo di entrare in relazione con il paziente, promuoven- done un reale e profondo cambiamento.

MINDFUL INTERBEING MIRROR THERAPY: OLTRE IL SUPERAMENTO DEL TRAUMA

Il paradigma Still Face e il meccanismo dei neuroni specchio rappresentano due dei principi cardine alla base della MIMT, poiché hanno dato risalto in modo scientifico alla dimensione relazionale intrinseca nel processo di costruzione del Sé e di attribuzione di significato esi- stenziale propri di ogni essere umano.

L’utilizzo dello specchio in psicoterapia permette di esplorare da subito la relazione del sog- getto con il proprio Sé, oggettivando la concezione del Sé come Altro con cui interagire. Questo permette di sperimentare la dimensione intersoggettiva dell’essere umano in una modalità nuova in cui i processi di cambiamento risultano accelerati. La MIMT permette di utilizzare in modo mirato e consapevole l’attivazione di circuiti neurobiologici connessi al riconoscimento del proprio volto e delle emozioni connesse alle espressioni facciali, al servi- zio della psicoterapia, intesa come processo di ricostruzione del Sé. Obiettivo terapeutico è ristabilire un senso di connessione e profonda appartenenza alla propria immagine riflessa, in cui il paziente possa sperimentare quella self compassion che si pone agli antipodi rispetto al disgusto e alla vergogna di sé tipici dei soggetti traumatizzati.


Pat Ogden – Stati Uniti d’America

Pat Ogden, Ph.D., è una pioniera della Psicologia somatica e fondatrice e direttrice didattica del Sensorimotor Psychotherapy Institute, un ente di formazione riconosciuto a livello internazionale specializzato negli approcci somatico-cognitivi al trattamento del Disturbo da stress post- traumatico (DSPT) e dei disturbi dell’attaccamento. Al Sensorimotor Psychotherapy Institute, che si trova a Broomfield (Colorado), afferiscono 19 formatori certificati che conducono corsi di formazione di oltre 400 ore in USA, Canada, Europa e Australia, rivolti a professionisti della salute mentale. Centinaia di psicoterapeuti nel mondo hanno ottenuto dall’Istituto la certificazione in questo metodo terapeutico. Pat Ogden è cofondatrice dell’Hakomi Institute, è stata docente presso la Naropa University (1985-2005), è clinica, consulente e relatrice molto ambita a livello internazionale. È inoltre l’autrice principale di due libri rivoluzionari sulla Psicologia somatica: Trauma and the Body: A Sensorimotor Approach to Psychotherapy (ed. it. Il trauma e il corpo, ISC Editore, 2013) e Sensorimotor Psychotherapy: Interventions for Trauma and Attachment (ed. it. Psicoterapia sensomotoria, Raffaello Cortina, 2016), entrambi inclusi nella collana Norton di Neurobiologia interpersonale.

Intervista in videoconferenza

Pat Ogden rilascerà un’intervista esclusiva, in videoconferenza, della durata di un’ora, durante la quale i partecipanti avranno l’opportunità di ascoltare una delle Esperte più eminenti in questo ambito della Psicoterapia. Durante l’intervista, in diretta live, la Dott.ssa Ogden non solo analizzerà alcuni dei principali aspetti relativi alla Psicoterapia Sensomotoria, con particolare attenzione alle relazioni, alla coscienza e allo sviluppo del Sé – temi centrali della settima edizione del Congresso “Attaccamento e Trauma”, ma risponderà anche alle domande del pubblico, condividendo con i partecipanti la sua decennale esperienza nell’ambito del trattamento del trauma.


Jane Heart –Stati Uniti d’America

Jane Hart ha 28 anni, è madre amorevole di due bambini, è scrittrice, public speaker e attivista per la salute mentale. È nata e cresciuta a Boise (Idaho) e qui attualmente risiede insieme ai suoi bellissimi figli. Tre anni fa, le fu diagnosticato il Disturbo dissociativo dell’identità (DDI), prima noto come Disturbo di personalità multipla, che ha condizionato la sua vita in modi per lei inimmaginabili. Una delle cause peculiari del DDI è costituita da traumi infantili ripetuti, che Jane ha sfortunatamente sopportato nel corso della sua esistenza. Soprannominatasi “Spugna di informazioni”, ha passato innumerevoli ore a studiare gli effetti del trauma sul cervello e a imparare quanto più potesse sul DDI, nella speranza di essere utile agli altri.
Ricevere quella diagnosi fu dura per lei, sia mentalmente sia fisicamente, ma il punto di svolta fu l’averne parlato con un’amica intima. Nonostante il legame stretto che le univa, infatti, l’amica pensò che Jane fosse pericolosa, così rovinò la loro amicizia, lasciando anche un segno indel- ebile su Jane. Questo momento cruciale nella sua vita la spinse a far luce sulla causa che l’aveva determinato, così da ridurre lo stigma associato alla malattia mentale, soprattutto a chi convive con un DDI.Nel giugno del 2016, scrisse un articolo su quanto sapeva del DDI e sulla sua batta- glia personale, e grazie a ciò ebbe l’opportunità di prendere parte a un famoso podcast ameri- cano di psicologia (Shrink Rap Radio). E da qui ha intrapreso un viaggio che le ha cambiato la vita: l’opportunità di raccontare la sua vita con il DDI nella nuova docu-serie intitolata Many sides of Jane (“I vari lati di Jane”) e trasmessa su A&E. Guidata da un terapeuta, Jane ha individuato più di nove diverse identità o “Parti” (come lei le chiama) e ora sta cercando di svelare i misteri attorno al suo trauma e di trovare l’armonia interiore tra i vari lati di sé. Nell’acconsentire a prendere parte a questa serie straordinaria e genuina, Jane ha promesso a sé stessa di essere aperta, autentica e onesta al 100%, permettendo così al mondo di vedere che chi soffre di DDI ha ancora le stesse speranze e gli stessi sogni di chiunque altro. Most- rando la sua vita alle telecamere, Jane non vuole solo eliminare i falsi preconcetti su un dis- turbo così tanto stigmatizzato, ma anche normalizzare la malattia mentale e diffondere la verità sull’epidemia silenziosa degli abusi sui minori e sui loro effetti duraturi nel cervello umano. Jane sente che la condivisione della sua storia può avere una certa forza, e la sua missione è aiutare gli altri a rendersi conto che la salute mentale è tanto importante quanto quella fisica. Le per- sone che soffrono di DDI sono speciali, intelligenti e uniche; meritano compassione, gentilezza e comprensione.

DISTURBO DISSOCIATIVO DELL’IDENTITÀ: L’IMPORTANZA DI UN SOSTEGNO COLLABORATIVO

Jane illustrerà nel dettaglio come è possibile migliorare gli attuali gruppi di ricerca dei vari Paesi, in modo da unire i fondi destinati alla ricerca sul Disturbo dissociativo dell’identità (DDI) con quelli per altri disturbi trauma correlati. L’obiettivo è quello di migliorare la ricerca sul DDI, la cui prevalenza nella popolazione è elevata. Jane parlerà anche dei diversi modi in cui la società nel suo insieme utilizza le persone con DDI come un capro espiatorio. Oltre a ciò, analizzerà le molteplici ragioni per cui è di vitale importanza che i professionisti della salute mentale riconoscano l’esistenza del DDI e si adoperino per questo disturbo come farebbero per il Disturbo da stress post-traumatico, includendolo in future opere ad esem- pio sul trauma, sugli stili terapeutici o di trattamento, o in testi specificamente rivolti a futuri psicoterapeuti.

 

 

Reviews

There are no reviews yet.

Be the first to review “ROMA Congresso Attaccamento e Trauma 2020 – Relazioni, Coscienza e Sviluppo del Sè”

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta i cookie" permetti il loro utilizzo. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi